La crisi imprevista ci impone di fare più e meglio


Barletta
15.05.2020

«La distribuzione del farmaco è, e resta, il core business, ma ci sono una lunga lista di servizi innovativi ed evolutivi su cui continuare a lavorare insieme ai farmacisti nel prossimo futuro», dice Domenico Barletta, managing director di Comifar (intervista rilasciata a iFarma)

  • A che punto è la vicenda mascherine? Comifar è riuscita ad acquistarle a prezzi compatibili con quelli imposti dal Commissario?

Il tema mascherine è stato complesso fin dal primo momento, per tutti gli operatori.
L’aumento improvviso ed esponenziale della domanda ha determinato fenomeni di accaparramento e speculazione ai quali noi, secondo i nostri principi aziendali, non abbiamo partecipato.
Le mascherine chirurgiche con il prezzo fissato a 0,61 euro possono sicuramente aiutare a gestire la situazione, ma è necessario fare chiarezza su come gestirne l’approvvigionamento, visto che la maggior parte dei trader internazionali hanno dirottato su altri mercati più redditizi la gran parte delle mascherine.
Ad oggi, noi abbiamo avuto la possibilità, attraverso la nostra associazione di categoria Adf, di accedere a un primo quantitativo di device a prezzo calmierato (abbiamo anche messo a disposizione la nostra struttura per distribuirle in tempi rapidi anche agli altri i distributori).
Si susseguono tavoli di discussione con il Commissario Arcuri e le varie associazioni di categoria per definire un piano condiviso nell’interesse della collettività.

  • Quali sono state le più grandi difficoltà per la distribuzione intermedia durante il lockdown?

In questo panorama di emergenza sanitaria, la nostra priorità è stata la messa in sicurezza dei nostri dipendenti e dei nostri collaboratori per poter continuare a garantire il nostro servizio di interesse pubblico a supporto dei farmacisti e dei cittadini. Abbiamo creato una task force di esperti interni che hanno supportato il top management nella gestione dell’emergenza.
Altro punto fondamentale è stata la costante e trasparente comunicazione verso i dipendenti, che ci ha consentito di mantenere l’organizzazione focalizzata in un momento di grande incertezza e difficoltà. 

  • Come avete aiutato i farmacisti, durante questo periodo?

Come già detto, il primo pensiero è stato quello di continuare ad assicurare il nostro supporto ai farmacisti garantendo i nostri servizi anche nelle cosiddette zone rosse, attraverso protocolli di sicurezza che hanno avuto l’obiettivo di proteggere tutti gli operatori della filiera.
Inoltre, abbiamo fatto del nostro meglio per mettere a disposizione anche nuovi servizi, quali la sanificazione e le barriere di plexiglass, piuttosto che webinar tenuti da specialisti su temi scientifici e psicologici, solo per fare alcuni esempi.

  • Come cambierà la farmacia dopo questa emergenza? E la distribuzione intermedia?

Il fenomeno del Coronavirus ha stravolto le nostre abitudini in ogni campo, dalla vita professionale a quella privata, dai rapporti umani a un nuovo modo di affrontare il mondo che si sta delineando molto diverso rispetto al precedente, con costi umani, economici e psicologici mai registrati prima.
In questo scenario, la farmacia, oggi più che mai, conferma il suo ruolo di presidio sanitario sul territorio offrendo in primis supporto e anticipando risposte a un paziente disorientato e bisognoso di rassicurazioni.
Le vendite on line e l’home-delivery, che hanno avuto una forte accelerazione in questo periodo, continueranno la loro crescita proprio alla luce dei cambiamenti dei comportamenti di tutti noi.
La distribuzione intermedia deve adeguarsi alle nuove esigenze e attrezzarsi per rispondere tempestivamente a questo moto evolutivo, ponendosi nella condizione di anticipare il bisogno per offrire il più alto livello di servizio. Certo, la distribuzione del farmaco è, e resta, il core business, ma ci sono una lunga lista di servizi innovativi ed evolutivi su cui continuare a lavorare insieme ai farmacisti nel prossimo futuro.
Penso all’aderenza terapeutica, oltre che all’on line di cui parlavamo prima.
In quest’ottica si pone la strategia di trasformazione digitale che Comifar ha disegnato ancora prima del Coronavirus e che trova una conferma nello scenario futuro che si sta delineando.

  • Come evolve Valore Salute e quale valore aggiunto dà al farmacista aderirvi?

Il momento di discontinuità che vive la farmacia pone al network la sfida ambiziosa di ridisegnare i processi di interazione con il cliente finale, lavorando lungo due direttrici, semplificazione e affiancamento, per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi erogati. Ci focalizziamo su accelerazione dello sviluppo dei progetti digitali in essere e le attività di coaching in farmacia, abilitando nuovi processi di vendita omnicanale e di gestione del paziente in store. Parallelamente si rende necessario attivarsi su leve di capitalizzazione di un posizionamento di marca che diffonda i valori del brand fino al consumatore finale.
Per questo motivo, in questo momento, sarà importante parlare al paziente in una dimensione allo stesso tempo professionale ed emotiva.

  • Quali sono i progetti di Comifar per la cosiddetta “fase 2”, post emergenza?

È stata attivata una rivisitazione delle procedure e dei processi, coniugando visione a breve e a lungo termine, investendo sulle nostre persone e in tecnologia per assicurare continuità operativa e rendere l’intera organizzazione sempre più flessibile e inclusiva. Il nostro personale d’ufficio è stato posto in smart working fin dalle prime fasi dell’emergenza, e sicuramente capitalizzeremo su quanto appreso nel prossimo futuro.
La crisi imprevista ci impone di fare ancora di più e meglio, contando su risorse diverse, rimanendo ancorati ai forti valori etici che ci hanno sempre guidato e alla irrinunciabile sostenibilità economica, ambientale e sociale, consentendoci di rafforzare la nostra posizione, anche futura, di leader in questo mercato.